lunedì 14 aprile 2008

Brogli e Imbrogli

Sappiamo tutti che uno dei cavalli di battaglia del nostro Pinocchio è la polemica sulle presunte irregolarità e sui presunti brogli organizzati dal centro-sinistra per guadagnare voti, e che secondo lui sono stati determinanti per la sconfitta subita nel 2006. Ovviamente per una persona che "Non ha mai fallito gli obbiettivi che si è posto" ammettere una, seppur di misura, sconfitta è follia! E quindi via con le illazioni su brogli immaginari. Ebbene, ora possiamo dire che in effetti dall' indagine della procura qualcosa c' è stato. Peccato che sia stata a favore del suo partito. E perlatro le intercettazioni dimostrino la concussione con la mafia di alcuni esponenti di Forza Italia. Non male nei giorni in cui la premiata ditta Dell' Utri -Berlusconi è riuscita a difendere un esponente di Cosa Nostra condannato all' ergastolo per omicidio,dichiarando che è stato un eroe. (Si, parlo di Vittorio Mangano!! )










Ecco l' articolo apparso sul corriere della sera:



Voto di scambio all'estero
Dell'Utri nelle intercettazioni Indagine su 50 mila schede, coinvolti uomini della 'ndrangheta
REGGIO CALABRIA — Stando all'inchiesta della procura di Reggio Calabria sui possibili brogli elettorali commissionati all'estero, spunta il nome del senatore di Forza Italia Marcello Dell'Utri. Dalle intercettazioni telefoniche il faccendiere-bancarottiere Aldo Miccichè, calabrese di Maropati, avrebbe affidato il compito di sostenere la lista Berlusconi alla cosca Piromalli di Gioia Tauro, il casato di 'ndrangheta più potente in Calabria. Miccichè, intanto, dal Venezuela dove si è rifugiato per sottrarsi alla condanna definitiva per bancarotta fraudolenta e millantato credito, avrebbe messo a disposizione del senatore di Forza Italia i suoi legami con il cartello di 'ndrangheta sudamericana per favorire il controllo del voto degli italiani all'estero, mobilitando i consoli onorari.
Nel dossier di circa 430 pagine consegnato al ministro dell'Interno Amato dal procuratore distrettuale di Reggio Calabria Francesco Scuderi e dal pm Roberto Di Palma, si capisce come le schede bianche, circa 50 mila, sarebbero diventate voto utile per il partito di Berlusconi. Miccichè al telefono con Dell'Utri si dice convinto che l'operazione andrà in porto. «Basterà pagare qualche addetto ai lavori — dice rivolgendosi a Del-l'Utri, chiamandolo per nome —. I responsabili delle votazioni si tapperanno entrambi gli occhi quando qualcuno dei nostri si preoccuperà di recuperare tutte le schede bianche e barrare la casella col simbolo Pdl». Per tutto ciò c'era un prezzo: 200 mila euro. L'esponente politico azzurro però chiede al faccendiere calabrese garanzie anche sul voto in Calabria. «Nessun problema», si affretta a ribadire dal Venezuela, Miccichè. E per sancire un'alleanza strategica con Dell'Utri invia a Milano Antonio Piromalli, reggente del casato, figlio di Pino, detto «Facciazza », in carcere con il 41 bis e suo cugino Gioacchino, avvocato, radiato dall'ordine dopo una condanna per mafia. Miccichè gli raccomanda al telefono di essere convincenti con il senatore azzurro, facendo trasparire tutta la potenza della cosca non solo in ambito provinciale, ma nell'intera regione. L'incontro avviene nello studio di Dell'Utri. Il senatore forzista resta entusiasta del colloquio tant'è che al telefono, successivamente, si congratula con Miccichè per avergli fatto conoscere due «bravi picciotti».
L'inchiesta della procura di Reggio Calabria nasce per caso e prende spunto da un omicidio. Quello di Salvatore Pellegrino, «l'uomo mitra», assassinato il 5 luglio dello scorso anno a Gioia Tauro. Pellegrino sarebbe stato ammazzato dai Piromalli — è l'ipotesi investigativa — perché ritenuto responsabile dei danneggiamenti alla cooperativa Valle del Marro, un tempo dei Piromalli e oggi, dopo la confisca, passata a Libera di don Ciotti. Le utenze dei Piromalli, in particolare quelle di Antonio e Gioacchino, sono messe sotto controllo. Si scopre così che i due rampolli della famiglia hanno continui scambi con Aldo Miccichè. Il faccendiere parla al telefono con tutti i politici italiani. Per gli inquirenti è un uomo che ha ancora molto potere in Italia. Si sente spesso con Clemente Mastella, allora ministro della Giustizia. In più occasioni parla anche con i suoi più stretti collaboratori. E chiede un favore: bisogna fare in modo che sia tolto il 41 bis a Pino Piromalli. La richiesta viene anche fatta a Dell'Utri, in cambio dell'appoggio elettorale dei Piromalli. L'indagine Why not della procura di Catanzaro coinvolge il ministro della Giustizia. È l'estate del 2007. La richiesta si blocca.
Carlo Macrì 12 aprile 2008

3 commenti:

Dama Verde ha detto...

Ciao, ho visto che sei passato anche da Liby. Ti ho linkato.

Scusa l'OT e Buona giornata.

Liby ha detto...

Ciao .. ottimo Blog ;-))

Ti ho linkato ;-))

Ciao Dama ;-))

Liby

Nicola Andrucci ha detto...

non ci resta che sperare. Stasera sapremo se la "premiata ditta" Dell'Utri-Berlusconi- (ei fu) Mangano, tornerà (spero proprio di no) al governo.